Gli stilisti che hanno sconvolto la moda

Quali sono gli stilisti che hanno cambiato la moda? Scopriamoli insieme da Coco Chanel, a Dior, Schiaparelli e tanti altri…

Possiamo parlare di evoluzione culturale femminile senza dare un’occhiata a come sono cambiati i costumi e le mode nel tempo? Sapresti riconoscere gli stilisti che hanno sconvolto la moda?

Quello che diciamo subito è che hanno cambiato lo star e il fashion system a partire dagli anni ’20

Perché iniziamo con gli anni Venti?

Gli anni Venti sono lo spartiacque, il divisorio di un’epoca, il passaggio iniziatico tra ciò che c’era e poi non ci sarà più.

Partiamo dal contesto storico in cui si trovano le donne del dopo Guerra. Durante il conflitto mondiale le donne iniziano, loro malgrado, una vera rivoluzione.

Sono gli anni in cui prendono il posto degli uomini, facendo i lavori più disparati, si danno da fare e prendono coscienza.

In questo periodo si abbattono le barriere uomo/donna e aristocrazia/popolo. Le donne si ritrovano a vivere fianco a fianco per aiutare la propria nazione o sostenere la famiglia. Finito il conflitto sono sicure di sé e dimostrano di avere la capacità di conquistare un ruolo sociale, prima impensabile.

Ecco come lo stile degli anni ’20 diventa l’accesso alla moda, l’entrata allo stile, l’inizio di una rivoluzione che non si fermerà più.

Tra tutti gli stilisti che hanno sconvolto la moda ovviamente fanno storia le donne

E’ finito il tempo dei corsetti che costringevano la donna a soffrire, strette in stringhe di balena. La nuova vita femminile necessita di abiti semplici, comodi e pratici.

Madame Coco – IGuzzini

La prima stilista è Madame Coco

Chi fa la rivoluzione è Madame Coco, Gabrielle Chanel e il suo sapore minimal chic.

Promotrice di uno stile rivoluzionario, si taglia i capelli corti a caschetto e sfoggia l’abbronzatura, severamente vietata per le aristocratiche del tempo.

A lei che dobbiamo il primo profumo che prende il nome dello stilista: Chanel Nr 5, oltre al capo iconico Little black dress, il mai tramontato tubino nero.

Fa parte di quegli anni la musica Jazz e il Charleston che influenzano gli abiti da sera, che si accorciano, procurando i primi sospiri di erotismo. Frange e applicazioni, cappellini e spalle scoperte sono i nuovi trend per la notte, fino a liberare la schiena. Giocano un ruolo fondamentale gli accessori: guanti, piume e collane di perle.

Lasciamo gli anni ’20 con un bacio dato con labbra a forma di cuore: rigorosamente rosso matt.

Sembra andare tutto a meraviglia invece nel 1929, con il crollo della borsa di Wall Street, tutto cambia. Anche la moda fa capolino

In piena crisi economica la donna frivola degli anni ’20 non piace più.  La donna deve rientrare nei canoni passati. Deve tornare ad essere accogliente e rassicurante, per questo gli abiti perdono le linee dure a favore di drappeggi e forme morbide.

I tre punti da evidenziare sono: vita, seno e caviglie, ma senza esagerare.

La donna si vuole romantica e non più in competizione con l’uomo.

Nasce la zip, ottima soluzione per i tessuti che fioriscono in questi anni come lo stretch o i sintetici.

Dato che le calze in seta sono introvabili e costano una follia, fanno la loro comparsa quelle in nylon e chi non poteva permettersele si dipingeva la gamba con fard e matita.

Il lusso è rappresentato dalla pelliccia, soprattutto a forma di grandi colli.

Salvador Dalì e Elsa Schiaparelli – Velvet Gossip

Il cinema detta legge su acconciature e outfit: la moda la fanno le grandi dive

Il cinema americano lancia le sue prime grandi dive: Marlene Dietrich, Greta Garbo e Joan Crawford.

Le donne impazziscono per le loro acconciature, femminili e sensuali, il trucco è meno aggressivo e si inizia a personalizzare.

Sono gli anni di Elsa Schiaparelli, la divina amata da Dalì.

  “L’artista che fa i vestiti’’ diceva di lei l’acerrima rivale Coco Chanel.

Stile eccentrico, provocatrice, contorniata da artisti e personaggi famosi, è suo il rosa shocking, detto appunto rosa Schiaparelli.

Fonte foto: Fables Wedding

L’architetto dell’haute couture, lo stilista che ha sconvolto la moda è Balenciaga

Il maestro di tutti è Cristobal Balenciaga lo stilista definito l’architetto dell’haute couture da Chanel, Dior e Givenchy.

Veste i membri della famiglia reale spagnola e tutta l’aristocrazia, perché rende bella ogni silhouette. Sono suoi gli abiti blusa e i vestiti e i cappotti a uovo, come gli abiti tunica che indosseranno Grace kelly e Jackie Kennedy.

Gli anni successivi sono all’insegna del riciclo e dell’arrangiarsi. Sono gli anni del Secondo Conflitto Mondiale e persino Chanel chiude bottega dichiarando che non è più tempo di vestiti.

Durante gli anni della Guerra, le fabbriche di tessuti lasciano il posto alla produzione di armamenti e la moda subisce un crollo di mercato inestimabile.

Per vestirsi si improvvisa, si fa patchwork con le stoffe rimaste o riciclate

Nella prima parte degli anni ’40 lo stile predominante è quello militare. Le spalle si evidenziano con le imbottiture, mentre giacche e cappotti sono di foggia militare. Persino le gonne corte sembrano essere figlie della povertà in quegli anni.

Christian Dior – Metropolitan Magazine

Tutto cambia finita la Guerra e ritornano gli stilisti a sconvolgere la moda, ancora una volta

Christian Dior nel 1947 propone la sua Ligne Corolle o New Look in una sfilata a Parigi ed è subito rinascita.

Si ritorna alla donna elegante a forma di clessidra. 

E’ tempo di tradizione sartoriale. Dior immagina la donna come una principessa e rielabora il corsetto dal sapore retrò, la vita stretta e la gonna ampia ondulante e frusciante.

Marchel Rochas, nel 1946, attacca una calza al corsetto e inventa la guépière.

L’epoca è quella di Casablanca e la diva Ingrid Bergman, di Lana Turner e i suoi pullover aderenti, oltre agli esordi della bionda spumeggiante Marilyn Monroe.

«Femminilità non vuol dire convergenze di romanticismi, di stravaganze o di spettacolo, ma riconquista di valori femminili in un clima di realtà di vita»

HUBERT DE GIVENCHY

Riapre la produzione della moda, lo sviluppo dell’industria manifatturiera va a gonfie vele ed è ancora Dior ad aprire a New York la maison di confezioni firmati.

Si diffondo i grandi magazzini e la moda forgia un nuovo stile

I capi devono soddisfare le esigenze della quotidianità, per la media e piccola borghesia. Nasce in Europa il pret-à-porter e Vogue gli dedica un numero speciale.

Si torna alla semplicità, ma ingombrante. Gonne ampie a volte esagerate che arrivano fino al polpaccio. Il busto assottiglia il girovita e a dettare legge sugli outfit sono i couturier come Dior.

Se Dior aveva fatto la storia per aver disegnato il corpo femminile perfetto, Yves Saint Laurent lo libera. Basta con le costrizioni in vita o le aderenze dei tessuti, adesso si desidera la comodità, le forme fluide e la sua linea a trapezio. Ideatore del primo smoking da donna, sarà molto apprezzato dai giovani avanguardisti di tutto il mondo.

Due le tendenze degli anni ’50: abiti e gonne ampie.

Tagliate a godets, mezza ruota o ruota intera e il tailleur con la gonna molto stretta, in entrambi i casi la lunghezza è fino a metà polpaccio.

Si mette in evidenza il seno e la sua rigogliosità, mentre per la sera è di rigore lo stile Impero. Il bustino è molto stretto, l’ampia gonna è sorretta da crinolina e si fa un uso sfarzoso di rasi, velluti, seta e broccati ricamati.

Mary Quant – Gettyimages

Lo sviluppo industriale porta ad allineamento delle classi sociali e il gusto si conforma

Televisione, mass media e cultura di massa acquistano sempre più potere di persuasione facendo emergere una sensibilità estetica incentrata sulle esigenze di rinnovamento. E’ la società consumistica e la moda diviene libertà di espressione libera da ogni ideologia pregressa.

E’ lo stilista Yves Saint Laurent a proporre lo stile di strada portando nell’alta moda l’attualità. La sua genialità è presto un punto di riferimento per i suoi colleghi, dopo aver introdotto il tailleur pantalone e lo smoking femminile, le giacche sahariane e il nude look.

Sono gli anni della rivoluzione femminile con la stilista Mary Quant, ideatrice della minigonna. Le giovani inglesi vestono miniabiti, hot-pants, collant con fantasie e l’impermeabile in pvc lucido. Tutte collezioni firmate dalla stilista Quant

I tessuti sono lurex e plastica che ritroviamo anche negli stivali alti, rigorosamente bianchi di André Courrèges.

Le donne vogliono i pantaloni e le vendite impazzano, tanto da costringere Chanel a rintrodurli nelle sue collezioni. Larghi, a sigaretta, a vita bassa o a zampa d’elefante, i modelli sono dei più svariati e per le ragazze diventano un simbolo di libertà.

Woodstock – Elle.com

Moltitudini di giovani vogliono far parte del movimento Hippy che prende come simbolo il fiore

Il Flower Power People è il movimento che ricerca nella spiritualità una nuova concezione di vita, guardando alle culture orientali come unica salvezza per i popoli della terra.

I loro caffetani di seta si fanno ricamati nelle maison più blasonate. L’esotico influenza l’alta moda e sono molti gli stilisti che propongono lo stile hippy rivisitato in houte couture.

Jaqueline Kennedy diventa un “sorvegliato speciale” con il suo stile pulito ed essenziale. Se pensi a lei ricordi il cappellino, la collana di perle a tre fili e la must have Jackie’O, la famosa borsa Gucci che passerà alla storia.

Da qui la storia ci regala i Ray Ban e le polo Lacoste, gli abiti comprati ai mercatini e la legge sul divorzio, la giacca in pelle, l’eskimo e le lotte politiche. E chi si scorda delle sneakers e lo stile grunge, il computer la t-shirt, il top e internet?

Ci sono molti altri stilisti che hanno sconvolto la moda, per esempio il made in Italy. Ne parlerò presto.

M.

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