25 novembre, ancora!

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un fenomeno che non accenna a diminuire, che continua a farci riflettere, inesorabile, ogni anno. Il 25 novembre, ancora!

Da 97 vittime del 2020 siamo arrivate a 103 e l’anno non è ancora finito. Questo significa che c’è qualcosa che non riusciamo a fare. Se è vero che abbiamo aumentato la comunicazione, se ogni paese d’Italia ha le sue panchine rosse, organizza manifestazioni di sensibilizzazione, è altrettanto vero che non sono sufficienti per fermare quest’odio.

Con la pandemia il fenomeno è aumentato. Le donne costrette a vivere con un uomo violento non sono state in grado di difendersi. Lo chiamano lo “shadow pandemic” o “shadow crisis” ed è l’emergenza nell’emergenza, che non da tregua neppure ai figli, costretti a vivere lo scempio della violenza domestica.

Non siamo in grado di contrastare il fenomeno, di far chiudere definitivamente i centri contro la violenza, di recuperare il diritto a dire NO, senza la paura che sia l’ultima parola che pronunciamo prima della fine.

La violenza si annida tra le mura di casa, nei piccoli paesini come nelle grandi città, tra le persone abbienti e quelle in difficoltà. Non c’è tregua, non c’è speranza che finisca questo stupro alla morale, alla civiltà, all’etica.

Di una cosa però siamo certe: non dobbiamo mollare!
open.online Sorelle Mirabal

Perché il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne?

Siamo nella Repubblica Domenicana ed è il 25 novembre del 1960. Le sorelle Mirabal, ( Patria, Minerva e Maria  Teresa ) imprenditrici di successo furono assassinate per mano degli agenti del Servizio Militare su ordine del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Le tre donne stavano andando in carcere per far visita ai loro mariti. Furono bloccate sulla strada, condotte in un luogo appartato e stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone. Infine gettate in un dirupo a bordo della loro auto per simulare un incidente.

21 anni dopo, nel 1981, durante il primo incontro femminista a Bogotà in Colombia, venne deciso che il 25 novembre fosse la Giornata internazionale della violenza contro le donne in memoria delle sorelle Mirabal.

Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiararò ufficialmente il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne.

Le tre sorelle, conosciute anche come “Las Mariposas” (“Le farfalle”, ndr), figlie di proprietari terrieri e imprenditori di successo, crebbero nell’ambiente della classe media della Repubblica Dominicana.

Quando parliamo di violenza non escludiamo tutte le forme che la manifestano: dallo stalking, alle molestie sul lavoro, il revenge porn e gli abusi psicologici che le donne subiscono ogni giorno.

Ma perché fatichiamo a individuare i segnali, a scappare prima che la situazione degeneri, a denunciare al primo colpo subito?

Perché il 25 novembre, ancora!

Ancora troppi sono i pregiudizi, le paure che ci bloccano. E’ forse l’ “ottavo” senso, quello della speranza di un cambiamento, della follia nell’amare il nostro carnefice. Se è vero che gli uomini andrebbero educati a partire dal primo vagito, le donne non dovrebbero essere da meno.

Per sradicare il seme dell’intolleranza l’intera comunità andrebbe rieducata. Un’educazione che parte dall’accettazione del diverso, del rispetto e della consapevolezza che diventa responsabilità collettiva e non del singolo individuo.

Siamo tutte unite, lo sentiamo dire tante volte. Qualcosa però non torna. Sono i dati ancora così alti, e centinaia di donne subiscono violenze di ogni genere e stanno zitte. Solo il 27% ad oggi denuncia.

Quelle che non ce l’hanno fatta sono gli angeli di coloro che ogni giorno devono fare i conti con una parola detta fuori posto, un piatto di pastasciutta con un sugo sbagliato, una camicia non stirata alla perfezione. O un capo che ci prova e te la fa pagare se dici NO.

Il sottobosco della quotidianità è oscuro e segreto.

Non ne parla checché se ne dica. Le donne tacciono per non peggiorare la situazione, per non essere accusate di essere provocatrici. Per non ammettere di aver scelto un marito sbagliato.

Sono donne che hanno il sorriso quando vanno a fare la spesa, quelle che restano nelle corsie a guardare ogni prodotto pur di non tornare a casa. Al marito dicono che c’era tanta gente per questo hanno ritardato.

E’ la tua collega che non socializza al caffè e non sai quasi nulla di lei. Se dovesse partecipare dovrebbe fingere di essere un’altra, piuttosto di farlo si fa passare per scorbutica.

Può essere la donna straniera che incroci in un negozio con la testa bassa che acquista solo quello che conosce e dice solo 3 parole. Per lei essere picchiata è amore.

Alcuni volti delle donne che subiscono violenza sono indecifrabili e se non sono loro a denunciare, tu non le conoscerai mai. Sono i volti silenziosi della morte.

In tutto questo però ci sono donne di successo come Kim Kardashian che per mettere in salvo la squadra di calcio femminile afgana ha noleggiato un aereo e le ha portate in Inghilterra assieme alle loro famiglie. Lady Gaga che lotta contro il bullismo da sempre anche lei presa di mira per la sua pancia. Tutte le volontarie dei centri antiviolenza e le associazioni che aiutano le migliaia di donne a uscire dal tunnel.

Ti do una data.

Se sei libera puoi partecipare il 27 novembre a Roma alla grande manifestazione di “Non una di meno”. Antonella Veltri, presidente di D.I.Re, ribadisce che il sistema antiviolenza così com’è, non funziona, se le donne continuano a essere uccise.

E con un cuore pieno di amore, a tutte noi, lascio con questo pensiero nella speranza di festeggiare, un giorno, la chiusura dei centri anti violenza.

Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subìto, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato, per tutto questo: in piedi Signori, davanti a una Donna!

 William Shakespeare

M.

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